Montagne

Le montagne forniscono acqua, terreni per i pascoli e per alcune coltivazioni. Sono un elemento fondamentale per il nostro ecosistema ma anche uno dei più colpiti dal cambiamento climatico.

L’aumento della temperatura, infatti, sta facendo sciogliere i ghiacciai minacciando questo ecosistema e rendendolo più vulnerabile ai disastri con gravi conseguenze per tutti. Bisogna quindi tutelare questo importante ecosistema.

“Le montagne, che coprono un quarto della superficie terrestre e ospitano il 12% della popolazione mondiale, sono tra gli habitat più minacciati: deforestazione, sfruttamento indiscriminato del territorio, alti tassi di emigrazione, attività minerarie e turismo spesso mal gestiti e dannosi per l’ecosistema.

Nonostante le comunità montane siano quelle che a livello globale meno contribuiscono alle emissioni di gas serra, sono paradossalmente tra quelle che più risentono degli effetti negativi del cambiamento climatico con lo scioglimento dei ghiacciai e l’arretramento del permafrost, mentre inondazioni, frane e valanghe diventano sempre più frequenti.

Le montagne sono i più grandi serbatoi idrici e riforniscono d’acqua l’intero pianeta. Oltre il 50% della popolazione mondiale dipende dall’acqua fornita dal territorio montano per bere, per cucinare, per irrigare, per la produzione di energia elettrica, per l’industria. Ma appare ormai evidente che questa situazione non durerà all’infinito.

Le montagne si spopolano e molti sono costretti a migrare verso le città perché le opportunità diventano sempre più scarse. L’aver trascurato questi habitat non ha soltanto avuto ripercussioni sulle comunità che vi abitano, ma sta avendo ricadute negative su ogni abitante del pianeta.

Come possiamo cambiare quello che sembra un destino ineluttabile per le montagne?

Probabilmente non molto per evitare che le montagne siano tra le principali vittime del cambiamento climatico, ma di certo possiamo intervenire e approntare strategie di adattamento che ne riducano gli effetti negativi.

Si può ridurre l’impatto dei disastri naturali, delle inondazioni e dei terremoti se il territorio è gestito in modo più responsabile.

Questo significa che occorre lavorare a fianco delle comunità locali, dare loro maggiori strumenti, migliorare le loro condizioni di vita, dal momento che esse nel corso dei secoli hanno sviluppato metodi di gestione del territorio resistenti ai rischi, e far sì che esse diventino i veri custodi e gestori delle montagne invece di essere costretti ad abbandonarle per la città.

Occorre fornire alle popolazioni montane il sostegno e i mezzi finanziari di cui hanno bisogno per passare dalla semplice vendita di materie prime come caffè, miele, cacao a beni con valor aggiunto da destinare a un mercato più ampio, e di gestire in prima persona lo sviluppo di forme di ecoturismo e agriturismo nelle aree montane.

E ovviamente servono leggi che obblighino le compagnie esterne che estraggono risorse come legno e minerali a tenere in considerazione i costi sociali e ambientali che comportano queste attività e prevedano forme di compensazioni alle comunità locali.

Per sostenere queste comunità – specialmente nei paesi in via di sviluppo – la cooperazione internazionale è decisiva. Di certo servono maggiori risorse e investimenti per far sì che lo sviluppo montano diventi una realtà. In un mondo che va verso una crisi idrica ed energetica di grandi dimensioni, lo sviluppo sostenibile dell’ecosistema montano deve essere riconosciuto come una delle sfide prioritarie da affrontare in questo secolo e oltre.”
(Eduardo Rojas-Briales, Vice Direttore Generale del Dipartimento Forestale della FAO)

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