Prima di mostrarvi qualche foto di questa interessante giornata di test di drift a Castelletto di Branduzzo, vorrei fare un breve riepilogo della storia del drift.

Il drift, inteso come sport, nasce negli anni 90 quando le tecniche comuni nelle corse di rally, dove le auto effettuavano molte curve perdendo aderenza, vennero utilizzate anche nelle corse dei piloti (chiamati piloti “touge”, ovvero “passo di montagna”) sulle montagne giapponesi.
Essi, sfidandosi, personalizzavano e perfezionavano le tecniche di drifting, velocizzando sempre più i percorsi.

Promotore principale di questo sport fu Keiichi Tsuchiya (oggi conosciuto come “Re del Drift”) che sorprese tutti con le sue sbandate in curva durante una gara di velocità. Anche se il drift non è uno sport di velocità, le tecniche utilizzate da Tsuchiya affascinarono il pubblico a tal punto da far esplodere una vera e propria tendenza.

Ben presto, in Giappone nacque il D1 Grand Prix, ovvero l’unico campionato ufficiale nel quale si sfidano i migliori piloti di drift, seguito poi nel tempo da altri campionati, non ufficiali, effettuati nel resto del mondo.
Il sistema di giudizio è dato da una commissione di giudici che assegnano un punteggio in base all’esecuzione della tecnica, come ad esempio l’inclinazione della vettura rispetto alla traiettoria della curva ed il tipo e la durata della sbandata, e non in base alla velocità.

Il drifting ha acquisito una tale importanza tanto che, oggigiorno, esistono addirittura ditte che sviluppano pneumatici apposta per questo sport, che si continua a diffondere velocemente sia in America che in Europa.

Il principio fondamentale del drift è quello di effettuare la curva con l’auto in posizione trasversale, grazie alla perdita di aderenza delle ruote posteriori (che scivoleranno nella parte esterna della curva) rispetto a quelle anteriori, e continuando a controllare la sbandata dell’auto fino all’uscita dalla curva. Nel tempo, le tecniche di drifting sono diventate molteplici ed oggi vengono classificate in tecniche statiche e dinamiche.

La tecnica statica di base è quella di tirare la leva del freno a mano nell’ingresso in curva, far “imbarcare” l’auto e poi rilasciare la leva del freno a mano per controllare la sbandata ed infine effettuare l’uscita dalla curva. E’ una tecnica piuttosto semplice e viene utilizzata soprattutto dai piloti in erba.

Un’ altra tecnica consiste nello shift-lock, ovvero un improvviso rilascio di frizione su una marcia inferiore a quella precedente l’ingresso in curva. In questo modo si ottiene un blocco improvviso dell’asse posteriore, provocando un effetto simile a quello del freno a mano, ma con maggiori possibilità di controllo del veicolo e minor perdita di velocità.

Il power-slide, invece, è meno facile da controllare, per cui le ruote posteriori vengono fatte scivolare sfruttando la coppia del motore.
La frenata in curva è una tecnica dinamica per cui, grazie alla frenata prolungata in ingresso, il carico veicolare si sposta alla parte anteriore alleggerendo le ruote posteriori e facendole “uscire” in curva, per poi riaccelerare e chiudere la traiettoria.

Famosa è anche la tecnica del pendolo, per cui si provoca una prima sbandata in direzione opposta alla curva senza effettuare correzioni, alla quale segue una seconda sbandata, molto più intensa, che permette al veicolo una durata maggiore di percorso effettuato di traverso.

La tecnica del rilascio sfrutta la stabilità del mezzo: più il veicolo è instabile, migliore sarà il risultato. Questa tecnica, infatti, si effettua rilasciando l’acceleratore e sterzando improvvisamente, e continuando poi a controllare il mezzo dosando freni ed acceleratore.